LA LIGURIA STA FRANANDO SULLE NOSTRE TESTE

BASTA VITTIME PER L’INCURIA DEL TERRITORIO

SUBITO UNA MORATORIA SUL CONSUMO DI SUOLO

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Il Consiglio comunale sta per approvare un PUC che prevede 336 milioni 600 mila mq di aree edificabili corrispondenti a 336 mila mq teorici di nuove edificazioni oltre la linea verde.
Altro che costruire sul costruito!

Genova 22 gennaio 2014 – Mentre il maltempo flagella la Liguria disvelando ancora una volta tutta la fragilità di un territorio stuprato dalla cattiva politica e dalla economia speculativa, la Giunta comunale di Genova si appresta a portare in consiglio una delibera sul PUC che, in palese contraddizione con gli obiettivi invariabili dichiarati dal Sindaco, mette ulteriormente a rischio la sicurezza dei cittadini genovesi e la vivibilità della città.

Lo scorso 14 gennaio i rappresentanti delle 53 associazioni/circoli/comitati/reti/forum che hanno sottoscritto l’appello “LA CITTA’ CHE VOGLIAMO. Stop alle nuove costruzioni” hanno incontrato il Sindaco Marco Doria e l’Assessore all’Urbanistica Stefano Bernini per evidenziare i gravi rischi presenti nella delibera in approvazione e per consegnare le migliaia di firme raccolte a favore di una moratoria sul consumo di territorio.

Oggi ci presentiamo nuovamente in Commissione Territorio per essere auditi dal Comune e fare presente le gravi mancanze e contraddizioni presenti nel documento di delibera del PUC dove l’Assessore all’Urbanistica Bernini scrive esattamente il contrario di quello che sostiene il Sindaco Doria nelle dichiarazioni ufficiali.

In particolare, si evidenzia che:
1. Il Comune dice di volere fermare la speculazione oltre la linea verde ma nel

documento di delibera si legge che si prevede una ridefinizione delle zone a favore di quelle a presidio ambientale dette AR-PR, dove possono costruire tutti e con meno vincoli degli agricoltori, lasciando così campo libero a chi vuole costruirsi l’ennesima villetta fingendo di presidiare il territorio. In un caso a noi noto degli 81 autorizzati, il Comune ha chiesto in cambio solo lo sfalcio una volta all’anno di 1000 metri di prato. Nulla sul ripristino delle terrazze e sul deflusso delle acque, ciò che veramente serve per evitare tragedie come quelle di questi giorni.

2. Il Comune, tramite il Vice Sindaco Bernini, dice che a Genova siamo fortunati e virtuosi perché abbiamo ancora una vasta area di territorio non edificato pari al 72%. Ma omette di dire che molte delle aree non edificate sono inabitabili e di

scarso pregio per l’edificazione e che l’agricoltura è possibile proprio laddove è maggiore la concorrenza con l’uso edificatorio. È forse per questo che nel Piano presentato si prevedono oltre la linea verde 336.700 mq teorici di nuove edificazioni. È questo che la Giunta intende per costruire sul costruito?

  1. Ricordiamo che, la nuova legge di stabilità, finanzia “interventi immediatamente cantierabili” e volti prioritariamente “agli interventi integrati finalizzati alla riduzione del rischio, alla tutela e al recupero degli ecosistemi e della biodiversità e che integrino gli obiettivi della direttiva 2000/60/CE […] e della direttiva 2007/60/CE […]”; inoltre, vengono previste anche “misure che favoriscano la delocalizzazione in aree sicure degli edifici costruiti nelle zone colpite dall’alluvione classificate nelle classi di rischio R4 e R3 secondo i piani di assetto idrogeologico”, ma soprattutto che “gli interventi sul reticolo idrografico non devono alterare l’equilibrio sedimentario dei corsi d’acqua e gli interventi di naturalizzazione e di sfruttamento di aree di laminazione naturale delle acque devono essere prioritari rispetto agli interventi di artificializzazione”.A questo proposito il Comune piange i morti delle alluvioni, ma nel PUC, non vi è alcun cenno ad un piano di previsione di messa in sicurezza delle intere aree “rosse” (le più a rischio), attraverso più azioni integrate nel tempo, come la stessa delocalizzazione, ma piuttosto si pensa a metterlo in sicurezza con interventi idraulici che dureranno molti anni e avranno pochi benefici effettivi, e che permetteranno nuove previsioni edificatorie, come nell’area dei parchi ferroviari di Terralba, dove la Giunta prevede una serie di espansioni edilizie per un totale di quasi 2.000 nuovi abitanti e addetti e circa 70.000 mq di superficie agibile.
  2. Il Comune sostiene di non voler” bloccare” il territorio “accusando” noi, di volerlo paralizzare. Al contrario le previsioni di nuove residenze e uffici, in un’area di 8,5 mln. di mq, rischiano di diventare un boomerang per l’amministrazione, e il territorio in quanto non siamo più negli anni 50-70 in cui i fenomeni speculativi erano molto redditizi; oggi, le concessioni edilizie rilasciate sono sempre meno realizzate o vengono lasciate decadere nel tempo o costruite solo parzialmente, per difficoltà economiche, con la conseguenza che l’area cade in degrado o che gli stessi lavoratori non vengano pagati, esempio ne sono le Torri Faro, l’area dell’ex Moltini in Val Bisagno.

Alla luce dei disastri ambientali aggravati dal dissesto idrogeologico favorito da decenni di politiche dissennate, il Comune di Genova deve cambiare rotta e perseguire politiche virtuose a favore del reale presidio del territorio, della salvaguardia dell’ecosistema urbano e periurbano, del rilancio dell’occupazione e dell’impresa in settori 100% sostenibili, innovativi e radicati nel territorio.

Ogni scelta mancata, ogni ritardo, ogni tentativo di reiterare vecchie politiche clientelari e miopi, asservite alla tutela dell’esistente costituisce un ATTO IMPERDONABILE DI RESPONSABILITA’ DIRETTA del Comune che, in barba alla partecipazione attiva e competente dei cittadini, DECIDE DI ASSERVIRE IL BENE PUBBLICO AGLI INTERESSI DI POCHI PRIVATI A DANNO, SEMPRE PIU’ PERICOLOSO, della collettività.

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I comitati, reti ed associazioni che hanno avviato la campagna di raccolta firme “La città

che vogliamo: Stop alle nuove costruzioni” sono:

Rete IF, Genova; Forum Salviamo il paesaggio, Genova; Arci Genova; Acli Liguria; Aiab Liguria; Amici del Chiaravagna onlus; Amici di Pontecarrega; Attac; Circolo arci barabini di trasta; Circolo arci belleville; Circolo arci culturale Fegino; Circolo arci erba voglio; Circolo arci futuro primitivo; Circolo arci pianacci; Circolo arci zenzero; Comitato acqua bene comune Genova; Comitato acquasola; Comitato contro la cementificazione di Terralba; Comitato protezione Bosco pelato; Coordinamento gestione corretta rifiuti della Liguria (gcr Liguria); Fair; Gestione corretta rifiuti Genova (gcr genova); Italia Nostra; Legambiente Lguria; Le serre di San Nicola di Castelletto ;Libera Genova; Liguria biologica; Mdc Genova; Medicina democratica; Medici per l’ambiente (i.s.d.e.); Movimento consumatori Liguria; Movimento decrescita felice Genova; Slow food Liguria; Terra! onlus; Vivere in collina; Wwf Genova; Wwf Italia sezione regionale Liguria; Y.e.a.s.t. youth europe around sustainability tables; GasaGenova; A.s.c.i. Liguria; Circolo nuova ecologia; Circolo arci lavoratori sturlesi arcipicchia; Slow food Genova; Comitato genitori istituto comprensivo Pra’; Mfe Genova; rete Voglio la Gavoglio; Circolo arci Primo Maggio; Genova Bene Comune; Ingegneria senza frontiere; Anemmu in bici a Zena; Geologia Senza Frontiere; Circolo arci Sant’Eusebio: Cittadini per Carignano;

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